Il sacramento dell'Unzione degli infermi ha ancora poca visibilità nella comunità cristiana; non poco incide anche la medicalizzazione della condizione di malattia, evidente caratteristica del nostro tempo, a scapito di una concezione più ampia e completa del soffrire. Anziani ammalati sono seguiti o dai sacerdoti o da alcuni ministri straordinari della comunione e in questa frequentazione spesso si arriva anche alla celebrazione del sacramento. In comunità resta sempre significativa sia la giornata del malato dell'11 febbraio, come anche quanto organizza in collaborazione con la nostra parrocchia, il Centro volontari della sofferenza, per riflettere su questa tematica.
Anche nelle ricorrenze sopra citate non si vuole distribuire il sacramento indiscriminatamente, ma si preferisce rimandare in momenti più appropriati, quando la situazione, legata alla malattia o alla vecchiaia, si fa più grave. Infatti il rischio è duplice, non riflettendo per tempo nei momenti appropriati lo si può vedere solo come l'atto da porre in punto di morte, quindi vissuto poi nella paura della morte imminente, oppure come un gesto svuotato del suo profondo valore, perché semplicemente dato a tutti, malati e anziani, senza un reale attegiamento di abbandono fiducioso alla cura amorevole e misericordiosa di Dio nell'esperienza della gravità della malattia.